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3DIFIC utilizza tecnologie di imaging e stampa 3D per ricreare modelli fisici basati su immagini ecografiche e di RMN.

La stampa 3D ha una vasta portata per future applicazioni.

È facile immaginare l’uso di tale tecnologia nella formazione futura di Ostetricia e Ginecologia, la creazione di protesi di dimensioni appropriate e/o organi o tessuti per feti con anomalie (ad esempio, valvole cardiache difettose, labbro leporino, ecc), mappatura oncologica ginecologica, interventi chirurgici.

Il futuro passa attraverso la stampa 3D.

Prof. Giancarlo Di Renzo, Direttore del S.C. di Clinica Ostetrica e Ginecologica e Direttore della Scuola di Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia.

Digitalizzazione dell’imaging

Stampa 3D

Scopo della collaborazione

Realizzazioni di modelli anatomici finalizzati ad analisi diagnostiche e pre-operatorie

Benefici

  • Nelle gravidanze gemellari con trasfusione tra i feti, un modello anatomico 3D permette di visualizzare con precisione i vasi di connessione nella placenta tra i due feti permettendo, quindi, un intervento laser di separazione estremamente preciso;
  • La realizzazioni di modelli anatomici (pelvi della gestanti in varie fasi della gravidanza, feto, placenta e organi riproduttivi nelle varie età della donna, …) può essere un utile supporto per attività formative e didattiche;
  • Attraverso la realizzazioni di repliche 3D in vario materiale si possono effettuare consulenze più accurate, sia richieste da colleghi di altri ospedali sia dalle pazienti stesse

Intervista al Professor Giancarlo Di Renzo

GIANCARLO DI RENZO, Direttore della SC di Clinica Ostetrica e Ginecologia (dal 2003) e della Scuola di Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia dell’Università degli Studi di Perugia (dal 2012).

Il Prof. Di Renzo e’ Partner di 3DIFIC e responsabile dell’area medica.

Ecco il suo punto di vista sulla stampa 3D in ambito biomedicale.

Dal suo punto di vista in che modo la replica 3D può essere utile nelle attività formative e didattiche?

Sicuramente è una cosa formidabile da un punto di vista didattico e formativo perché la possibilità di toccare con mano, e non solo vedere, quella che potrebbe essere un’eventuale patologia o malformazione che necessita di un operazione è sicuramente, didatticamente, più utile rispetto alla sola discussione teorica (anche se basata sulla migliore ecografia, risonanza ecc.).
Altro vantaggio è anche quello di poter dare al discente la possibilità dell’interpretazione e del confronto poi con l’oggetto, o con l’organo patologico che si vedrà al momento del dopo l’operazione e fare un utile confronto per mirare la possibilità di quanto questa tecnologia adesso ci può anticipare tutto quello che si può fare; fra l’altro, fatto in maniera anche molto meno invasiva rispetto a quello che uno potrebbe prevedere in interventi, sopratutto in casi oncologici.

La userebbe come consenso informato?

Qui il discorso è particolare, perché al riguardo c’è molta giurisprudenza, che potrebbe avvalersi del fatto che la replica 3D potrebbe essere uno strumento ulteriore, che mostri bene al paziente di che cosa è affetto.
Facendoglielo vedere e discutendo insieme al chirurgo le opzioni terapeutiche, il paziente potrebbe dare un consenso informato molto più informato e molto più consenso, di quello che dà adesso.
In quanto, ad oggi, il paziente si fida delle parole del medico e, al 90%, a meno che non sia edotto su che cosa andrà sottoposto non capisce bene quello a cui il medico lo sottoporrà e quindi, direi che con una replica tridimensionale si trova davanti a “sé stesso” e vede quello che è costretto a dover fare per evitare di avere quella patologia

Può essere utile avere il modello 3D in sala operatoria, o in fase preoperatoria?

Direi in fase pre-operatoria, sicuramente sì mentre in sala operatoria è a discrezione della tipologia di intervento.
Quelli più complicati e raffinati come quelli che richiedono l’attenzione a organi particolarmente piccoli o l’associazione e comunicazione con vasi può avere importanza.
Facciamo conto di un tumore aggressivo che ha colpito anche dei vasi, il chirurgo si deve poter rendere conto dove intervenire.
Riguardando il modello da fuori, potrà vedere con precisione dove va a tagliare facendo attenzione alle vicinanze di vene e arterie…

Il modello stampato ha portato dei vantaggi – informazioni aggiuntive – rispetto al processo tradizionale?

Per chi lo hanno cominciato a utilizzare ha avuto sicuramente dei vantaggi.
Purtroppo i processi tradizionali sono difficili, come tutti i dogmi in chirurgia e in medicina, sono più duri dei diamanti da scansare.
Però devo dire che da quando le persone si stanno rendendo conto del potenziale della stampa 3D, stanno cambiando molto velocemente la propria opinione.
Perciò, ritengo che il processo rispetto al tradizionale potrà avvenire anche in maniera molto più veloce rispetto alle aspettative.

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